Comunque finisca questo film, e’ stato ed è un pessimo film.
Arriviamo ad un voto in Parlamento ma, come è a tutti noto, e’ l’ultima cosa che il premier avrebbe voluto accadesse.
Sperava bastassero le parole del Capo dello Stato che, di fronte ai nuovi impegni militari assunti sul teatro libico, ha affermato trattarsi di: “logica continuità con gli impegni già assunti in ambito NATO ed internazionale”.
Eppure, e’ stato proprio il più fido alleato del Premier, o meglio l’uomo che fino ad oggi ha gli garantito un sostegno pagato sempre a più caro prezzo, a pretendere il passaggio parlamentare e a porgli sul capo la spada di Damocle o, se preferite, lo spadone di Alberto da Giussano.
Lasciatemi riavvolgere, come fosse una moviola, questo film.
Il prologo è un baciamano. La mano e’ di Gheddafi, il bacio è di Berlusconi.
Poi si sovrappongono ed alternano tante altre immagini: cavalli berberi e caroselli di carabinieri, amazzoni, veline e giovani donne mandate a scuola di Corano riveduto e corretto, tende beduine piantate nel centro di Roma.
Ma c’è anche, e per fortuna, chi a Gheddafi chiude le porte del Parlamento, oppure quel comandante della Pattuglia Acrobatica Nazionale che si rifiuta, a Tripoli, di fare la fumata verde e tinge così il cielo del tricolore italiano…
Ora rivediamo ciò che è accaduto qualche mese fa: la scintilla della ribellione si diffonde nel nord Africa, facendo cadere regimi che parevano inamovibili.
Le agitazioni cominciano il 18 dicembre 2010, in seguito alla protesta estrema del tunisino Mohamed Bouazizi che si dà fuoco dopo aver subito maltrattamenti da parte della polizia. Il gesto serve da scintilla per l’intero moto di rivolta, tramutatosi poi nella cosiddetta “rivoluzione dei gelsomini”.
Con una sorta di effetto domino, il moto si propaga ad altri Paesi del mondo arabo e della regione del Nord Africa. Ad oggi, due capi di stato sono stati costretti alle dimissioni o alla fuga: in Tunisia Ben Ali il 14 gennaio e in Egitto Mubarak l’11 febbraio.
Certo, con Mubarak ora non avremo più problemi di eventuali incidenti diplomatici a causa della presunta nipotina…
La rivolta si accende anche in Libia: il 16 febbraio si verificano nella città di Bengasi scontri fra manifestanti, scesi in piazza per l’arresto di un attivista dei diritti umani, e la polizia, sostenuta da militanti del governo.
Rapidamente l’insurrezione si diffonde da Bengasi, investe Misurata, dalla Cirenaica alla Tripolitania. Gheddafi reagisce, le sue truppe reprimono brutalmente le rivolte nel sangue, i suoi mercenari si distinguono per episodi da bassa macelleria.
Tuttavia, il 19 febbraio Silvio Berlusconi si dichiara sì “preoccupato per quello che sta accadendo in tutta l’area” ma aggiunge che “la situazione è in evoluzione e non mi permetto di disturbare Gheddafi”. Insomma, il premier non vuole disturbare il suo amico, quello che, durante la grottesca visita di Stato in Italia nel 2009, ha mostrato, ben appuntata sulla sua divisa militare, una foto di Omar al-Mukhtar, simbolo dell’orgoglio anti italiano a cui si ispirano le celebrazioni del “Giorno della Vendetta” in Libia ogni 7 ottobre.
Intanto la Francia reagisce, la Comunità Internazionale si indigna e comincia a immaginare l’intervento militare.
In Italia, però, tutto è ” non pervenuto”; il nostro ministro degli Affari Esteri pare sempre essere impegnato a cercare preziosi documenti provenienti nientepopodimeno che da Saint Lucia.
Siamo al 4 marzo quando il Capo della Farnesina dichiara, senza mezzi termini, che “è da escludere un intervento militare italiano in Libia, per ovvi motivi legati al nostro passato coloniale”.
Poi, il 17 marzo 2011, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adotta la risoluzione 1973, relativa alle sommosse popolari in atto in Libia dall’inizio del 2011. E’ l’atto giuridico più importante che l’ONU possa adottare.
Il 18 marzo le commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera dei Deputati valutano positivamente la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite n. 1973; al momento del voto sono però assenti i rappresentanti della Lega e i parlamentari cosiddetti “responsabili” che, a differenza della Lega, avevano sottoscritto il documento, ripensandoci poi forse per una ulteriore o più adeguata ricompensa.
Il 19 marzo comincia l’intervento militare: la BBC riporta che alle ore 16:45 le forze militari francesi hanno sparato contro un veicolo militare libico, dando così l’inizio all’intervento militare.
Il 24 marzo il Parlamento vota la risoluzione di PdL e Lega per la missione in Libia, con uno scarto di soli 7 voti. In pratica, a salvare il governo sono le assenze, mancando 12 voti delle opposizioni. Berlusconi si tiene lontano dall’Aula.
Il 28 marzo arriva un pesantissimo smacco internazionale ai danni del nostro Paese: l`esclusione dell`Italia dal tavolo decisionale in videoconferenza svoltosi tra Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Germania, che rende plasticamente il quadro dell`assenza di autorevolezza di cui soffre ormai il nostro Paese. È la prova lampante della perdita della fiducia degli alleati nell’Italia e più vastamente della perdita di prestigio nello scacchiere internazionale.
Sembrano intercorsi secoli, eppure non è passato neppure un mese dall’avvio delle operazioni militari, quando il nostro Presidente del Consiglio assicura che “l’Italia non parteciperà ai bombardamenti in Libia” sottolineando che “facciamo già abbastanza” e che “considerata la nostra posizione geografica ad il nostro passato coloniale, non sarebbe comprensibile un maggiore impegno. A maggior ragione non possiamo bombardare”. Mentre, in una nota congiunta, Obama, Sarkozy e Cameron, comprensibilmente preoccupati per l’evolversi della situazione in Libia, dichiarano “l’impossibilità di immaginare un futuro per la Libia con Gheddafi al potere”.
E sempre il 15 aprile, a margine del Consiglio dei Ministri, anche il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, conferma “il nostro ‘no’ all’utilizzo dei Tornado con bombe”, assicurando che “non utilizzeremo in maniera diversa gli aerei finora messi a disposizione. Quello che sta facendo l’Italia in Libia non è abbastanza, come titola qualcuno, ma molto, e molto più di abbastanza”.
Nelle ore seguenti, il presidente Berlusconi inizia a motivare le sue decisioni con ragionamenti di stampo leghista: “un impegno, quello in Libia, che potrebbe risultare poco compatibile con la gestione dell’emergenza immigrati”.
Ancora La Russa, il 18 aprile frena: “il nostro Paese sta già facendo ‘molto’, non è possibile andare oltre, la soluzione della crisi non può che essere politica e diplomatica”.
E fonti ministeriali, continuano a “ribadire il ‘no’ ai bombardamenti e alle forniture di armi ai ribelli”.
Dopo meno di una settimana, ecco arrivare l’eclatante dichiarazione del premier costretto ad una nuova giravolta: “L’Italia parteciperà ai bombardamenti NATO sulla Libia”. Perché, come logico, non poteva tirarsi indietro da inderogabili impegni internazionali, essendo stata peraltro ribadita la richiesta nel corso di una telefonata intercorsa col presidente Obama. Ma, il giorno successivo, Calderoli tuona: “se questo volesse dire bombardare non se ne parla. Il mio voto non l’avranno mai. Non ci facciamo comandare né da Obama, né da altri”.
E la successiva uscita del Ministro della Difesa non può, a questo punto, che definirsi imbarazzante: “non saranno bombardamenti indiscriminati, ma missioni con missili di precisione su obiettivi specifici”.
In pratica, non “bombardiamo” ma “missiliamo”….
Il pressing della Lega continua e si inasprisce. Maroni dichiara: “Berlusconi ha deciso senza consultare nessuno. No alla guerra e no al bombardamento. È una decisione sbagliata che avrà come conseguenza certa un’ondata di immigrati mandati da Gheddafi. Calderoli celia: “Di male in peggio”. Per quanto ci riguarda, sottoscriviamo quanto in proposito commenta il maggior quotidiano italiano: ”si rischia di creare il ‘peggio’ quando la Lega, chiamata ad una prova di maturità politica, scuote la maggioranza per ragioni che nulla dovrebbero avere a che spartire con l’interesse nazionale”.
Conoscevamo il carattere antinazionale della Lega e non ci meraviglia.
Se la posizione della stessa sull’intervento in Libia fosse nata da valutazioni morali o di principio, allora sarebbero state rispettabili e la Lega non le avrebbe considerate trattabili: dunque il voto di rottura in Parlamento ne sarebbe logica conseguenza. Ma è ormai evidente che dietro le urla e i ricatti si copre un malcelato mercato delle vacche: nomine e potere.
Il melodramma prosegue. La Lega annuncia una mozione il cui punto centrale sarebbe la definizione di un limite temporale certo di fine operazioni . Richiesta in tutta evidenza impossibile. La maggioranza, in fibrillazione, si autoconvoca per trovare la quadra. Ieri, Berlusconi in persona, partecipa all’incontro dei capigruppo della maggioranza per cercare l’intesa sulla mozione leghista. L’incontro, udite udite, si tiene a Palazzo Chigi.
A chi fa le pulci ad altri sul rispetto delle regole e del galateo istituzionale è opportuno far notare che un atto di tipica competenza parlamentare quale è questa mozione non si scrive né si tratta nella sede dell’esecutivo. E per fortuna c’è chi vuol cambiare la costituzione per affermare la centralità del Parlamento…
Al termine del vertice il premier esce rincuorato perché pare ancora una volta essere sopravvissuto. Bossi, che nei giorni precedenti gli aveva dato dello “scombussolato”, gongola e, con profondità degna di nota, comunica urbi et orbi: “Berlusconi voterà la nostra mozione, perché a noi va bene e a lui non va male”.
Il capogruppo leghista, Reguzzoni, da parte sua aggiunge che “tutti i nostri punti sono stati recepiti, il testo non è stato modificato e il governo si impegnerà con gli alleati per fissare una data per la fine della missione”.
Il ministro degli Esteri Frattini, sfiorando il ridicolo, si arrampica sugli specchi e con una gustosa dichiarazione si lancia in un ardito”cercheremo con le organizzazioni internazionali, fino a prova contraria la Nato, e con gli alleati, di fissare un termine per la missione in Libia”.
Dal comando Nato, l’ammiraglio Rinaldo Veri, capo della componente navale delle forze alleate in Libia, smentisce lui e gli azzeccagarbugli di maggioranza “La missione si concluderà- afferma – solo quando tutte le truppe pro Gheddafi si saranno ritirate e non ci saranno più minacce per i civili, come previsto dalla risoluzione 1973 delle Nazioni Unite”. Ed ad oggi le vittime civili sarebbero già 30.000.
“Ad impossibilia nemo tenetur” ci hanno insegnato i latini e voi, onorevoli colleghi della maggioranza, certo non avete il dono della preveggenza per sapere come e quando finirà questo intervento. Voi sapete di prendere in giro il Parlamento e un intero paese: dovreste avere invece il coraggio di prendere atto della palese inadeguatezza che emerge anche da questo teatrino a cui ci avete costretto.
Un governo privo di una linea unitaria in politica estera è un non governo e danneggia il paese che è chiamato a rappresentare. Come ha ben detto ieri il nostro capogruppo “il problema è tutto politico, ossia che il PdL ha dovuto completamente abdicare a quelle che sono le convinzioni di fondo di un centrodestra atlantico, moderato, europeo, e ha fatto propria, volente o nolente, la linea della Lega Nord che non è una linea atlantista, che non è una linea di intervento umanitario, (…) ma che ha un’impronta isolazionista, micronazionalista, che è l’impronta di una forza politica ossessionata dal tema dell’immigrazione e dell’immigrazione clandestina”.
Noi, che teniamo alla nostra Patria, alla rispettabilità della stessa, alla coesione nazionale, alle ragioni dell’alleanza occidentale, sappiamo di dover fare il nostro dovere fino in fondo, senza ipocrisie e mistificazioni, senza cedere a ricatti, nel più rigoroso rispetto del mandato internazionale dell’ONU e senza sotterfugi e furbizie. E così vogliamo sia fatto.
Lo ribadiremo con il nostro voto in Parlamento, ben consci che sono i nostri soldati, quelli che orgogliosamente tengono alti i tre colori della nostra bandiera sui cieli di Libia come in terra o in mare in tanti altri angoli del mondo, ad essere ambasciatori ed interpreti, a rischio del bene più prezioso, dei valori più alti di pace, democrazia, solidarietà, libertà. A loro vada il nostro grazie e l’abbraccio di tutta la nazione!
Gentile Onorevole, una cosa posso solo dire sulla GRANDE PERSONA che fu MIRKO TREMAGLIA e,cioè,che TUTTI quanti oggi hanno in mano ... »