12 dic 2011

MENO IDEOLOGIA AIUTA LA LOTTA AI CAMBIAMENTI CLIMATICI

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La vera buona notizia che arriva da Durban è la cancellazione delle ombre dell’ecologismo ideologico dal grave problema dei cambiamenti climatici. Paradossalmente quello che gli ultrà della lotta al riscaldamento globale hanno definito un fallimento è invece la vittoria della concretezza. E’ emersa cosi’ in positivo la linea del Governo italiano e del Ministro Clini e dalla Conferenza delle parti  è uscito uno scenario nuovo degli impegni che le nuove potenze come Cina e India intendono assumere al di là degli accordi più o meno vincolanti. La frontiera da esplorare è quella della tecnologia applicata ai consumi energetici. Il consumo dell’energia fossile dovrà diminuire e solo la ricerca e gli  investimenti in conoscenza possono offrire soluzioni nella lotta ai cambiamenti climatici con pragmatismo e rigore scientifico, ma senza furori ideologici.

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11 apr 2011

SCONCERTA IL MINISTRO MARONI SULL’ USCITA DELL’ITALIA DALL’ EUROPA

1 Commento »

È sconcertante che un ministro dell’Interno minacci l’uscita dell’Italia dall’Unione Europea, o peggio ancora metta in dubbio l’essenzialità e la centralità della stessa. L’UE nacque  come risposta all’enorme disastro del secondo conflitto mondiale e venne immaginata come strumento di collaborazione affinché tragedie simili non si ripetessero.

Dubitare oggi, in un momento di altissima instabilità internazionale, della sua esistenza appare una follia; sebbene sarebbe opportuno fare un’analisi profonda e obiettiva sull’attuale efficacia e funzionalità delle sue Istituzioni.
Maroni accusa l’Europa di averci lasciato soli nella gestione dell’emergenza immigrazione, ma non si rende conto che,  se l’Europa non ci dà ascolto, ciò dipende dall’inadeguatezza e dalla caduta di credibilità del governo di cui fa parte.

I leghisti sono stati capaci di creare polemiche persino sull’indissolubilità della nostra Patria, ora lo fanno pure su quella comune europea. L’Italia, che è da sempre una colonna portante nel processo di integrazione europea, che ha contribuito sin dall’inizio alla costruzione politica e culturale dell’Unione rimarcando le comuni radici storiche, culturali e religiose merita di essere rappresentata da un governo che ne garantisca dignità, autorevolezza e rispettabilità, ciò che  l’attuale non è certo in grado di garantire.

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10 apr 2011

I GIOVANI RIPARTANO DA SUD PER UNIRE L’ITALIA – intervista a “Puglia d’Oggi”

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Onorevole, finalmente ai nastri di partenza. Domani si apre la prima conferenza nazionale di Generazione Futuro, movimento giovanile di Futuro e Libertà per l’Italia, molto attivo in questa compagine politica. Cosa si aspetta dai giovani che movimenteranno la due giorni di Bari?

I giovani rappresentano la motivazione del presente e la vitalità del futuro; a loro spetta l’arduo ma affascinante compito di suggerire a noi “grandi” come plasmare al meglio l’avvenire del paese per garantire le migliori condizioni. In uno scenario politico incerto e decisamente poco edificante come quello attuale i giovani hanno sicuramente un vantaggio: possono essere davvero gli artefici del proprio destino. La storia ci insegna che le sfide più difficili ma anche le più entusiasmanti sono state portate avanti proprio dai giovani. Così è stato negli anni ’70 e ’80 sia per il Fronte della Gioventù che per il FUAN, organizzazioni che, seppur vicine al MSI, hanno sempre mantenuto un certo grado di autonomia per consentire agli aderenti di poter condurre le proprie battaglie dribblando le beghe e contrapposizioni tipiche degli apparati di partito. Sono convinto che i giovani di FLI saranno all’altezza delle aspettative che abbiamo riposto in loro, che sapranno mostrarsi maturi e qualche volta anche ribelli, che sapranno lottare per affermare le proprie idee e per difendere i propri ideali, che saranno in grado di attuare una meritocrazia che si baserà sulle condizioni di partenza piuttosto che su una sorta di assistenzialismo demotivante. Fanfani riconobbe che la peggiore colpa della DC era stata l’aver allevato troppi giovani mediocri, Generazione Futuro sarà il movimento delle eccellenze.

Sono passati circa cinque mesi da quando si è dimesso da sottosegretario all’Ambiente. Come vede l’asse Trieste – Bari sullo sviluppo delle energie rinnovabili? Il mezzogiorno, e non solo, è fatto di tanta gente che ha “fame”. Qual è la sua idea di Sud presente e futura?

Lo sviluppo delle energie rinnovabili rappresenta il futuro dell’economia italiana. La puglia e bari sono all’avanguardia in questo settore, così come Trieste è una città in cui la scienza e la ricerca trovano spazi importanti. Questa vitalità economica traccia sull’asse adriatico un forte legame tra le nostre città. Peraltro il legame tra Trieste e Bari ha radici molto antiche, che ritroviamo ad esempio nel culto comune di San Nicola e in quello che lo stesso rappresenta per la storia dei rapporti tra occidente ed oriente. Per il resto in tutto il mondo si ha “fame”, la differenza sta nel come ci si adopera per risolvere questo bisogno primario. Si può distribuire pesce e soddisfare gli appetiti una tantum oppure insegnare a pescare per poter magiare tutti i giorni. Alla fine dell’800 Salvemini diagnosticò tra le malattie del neonato Stato Italiano quella di “non rendere concorrenziale il mercato del Sud”. Sono passati moltissimi anni e oggi, nell’anniversario per le celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità, bisogna ammettere di non essere riusciti ancora a trovare il rimedio. Sono convinto che non sia una malattia incurabile e che con l’attuazione di un federalismo davvero solidale ed equo sarà possibile riequilibrare la frattura che lacera da sempre l’Italia. La classe dirigente del sud deve però assumersi le proprie responsabilità e prendere atto dell’immenso potenziale che le è stato donato da madre natura. L’Italia è il paese col più alto numero di giacimenti culturali al mondo, la maggior parte dei quali si trova nel Mezzogiorno, sono necessari piani di intervento che rendano possibile la loro valorizzazione. Inoltre è importante difendere il territorio che rappresenta uno dei patrimoni più importanti del paese e così investire sulla tutela dell’ambiente e lo sviluppo del turismo

Da coordinatore nazionale di Futuro e Libertà per l’Italia, grazie anche alla sua esperienza politica accumulata in questi anni, cosa vuole augurare a tutti quei giovani che tramite il movimento giovanile, con propria volontà stanno credendo a questo progetto mettendoci cuore ed anima, partiti prima da Mirabello, passando per Perugia e poi per Milano? 

I giovani hanno fatto da detonatore al coraggioso progetto di Futuro e Libertà. Se noi politici ci siamo assunti degli ‘oneri’ gravosi, decidendo di dar vita a un partito che nelle contingenze attuali ha davanti a sé una ‘traversata nel deserto’ lo abbiamo fatto soprattutto nei confronti delle giovani generazioni, perché non meritano una politica fatta di ‘bunga bunga’ e ‘processi brevi’, perché non meritano di essere rappresentati da una classe dirigente rissosa all’interno e sbeffeggiata all’esterno.

Onorevole, perché farla proprio a Bari?

Bari rappresenta una delle ‘capitali’ del sud, da sempre questa città è una delle porte verso il levante. FLI è un partito presente su tutto il territorio nazionale; abbiamo lanciato una grande campagna di tesseramento e siamo certi che coinvolgeremo un gran numero di donne e di uomini che vogliono impegnarsi per cambiare l’Italia. Tuteleremo e difenderemo gli interessi del nord come quelli del sud, perché l’Italia è una e indivisibile e la sua maggior forza risiede proprio nell’amore per la nostra Patria.

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23 mar 2011

L’ITALIA FACCIA IL PROPRIO DOVERE

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L’Italia deve fare fino in fondo il proprio dovere per il ruolo che le assegna l’adesione e la fedeltà all’Alleanza Atlantica, oltre che per la sua collocazione geografica. È doveroso che in quest’ambito sia la NATO a garantire l’unitarietà del comando e dell’intervento in attuazione della risoluzione ONU 1972. Ciò che, purtroppo, non si può non notare è che, nella vicenda libica, l’Italia è apparsa pericolosamente debole, sistematicamente scavalcata dalle altrui decisioni e dagli eventi; ma non ci si poteva aspettare altro ricordando i cavalli berberi e la tenda beduina a Roma e il baciamano di Berlusconi a Gheddafi.

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11 mar 2011

IL NOSTRO SIMBOLO NON SARA’ MAI ACCANTO AL CENTROSINISTRA

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E’ vero che le elezioni amministrative sono diverse rispetto alle elezioni politiche, tuttavia il nostro simbolo anche in questa occasione non apparira’ mai vicino al centrosinistra.

Sarebbe un elemento di confusione inutile e ci sottoporrebbe ad una speculazione inutile. Vogliamo dare il segnale che non ci arrendiamo alla prospettiva dell’Italia attuale, che e’ un Paese bloccato.

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02 mar 2011

CHI TRADISCE LA PATRIA?

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“Non ricandiderò i senatori che mangiavano la mortadella e stappavano lo spumante in Parlamento”. Così disse Silvio Berlusconi nella sua prima apparizione a Porta a Porta, dopo la caduta del Governo Prodi. Artefice illustre di quella scenetta, non proprio edificante, fu l’ineffabile senatore Domenico Gramazio, puntualmente ricandidato e oggi benedetto proprio da Berlusconi che saluta “con piacere la nascita della sua fondazione “Rivolta ideale” la quale avrebbe – secondo il premier – il merito di riunire le associazioni della destra che non hanno mai rinnegato né tradito la propria storia e, a differenza dei transfughi passati all’opposizione, continuano a contrapporsi con onore alla sinistra erede del comunismo”.

Che tristezza per chi conosce un po’ di storia patria e della comunità politica e umana della destra italiana… Siamo partiti da Alfredo Oriani, passando attraverso il glorioso foglio del MSI delle origini, per arrivare ad una patetica operazione di supporto a questa politica da basso impero. Berlusconi – che peraltro finanziò la scissione di Democrazia Nazionale dal MSI – lasci perdere la storia della destra e la smetta con la bugia dei traditori diventati comunisti.  La rivolta ideale è, piuttosto, quella che ha portato alcuni, come me, a lasciare il governo, non ad entrarci per effetto di lusinghe o compravendita. E questo non perché non ci venisse riconosciuto qualcosa, ma perché non riconoscevamo più noi stessi. Tradisce la Patria chi fa strame delle istituzioni, tradisce la Patria chi scrive le leggi a suo uso e consumo, tradisce la Patria chi imbriglia l’economia pro domo sua, tradisce la Patria chi si inchina a baciare la mano a Gheddafi, tradisce la Patria chi ne deturpa il decoro e l’immagine nel mondo tra amazzoni e presunte nipotine. In Germania un ministro si è dimesso per aver copiato alcune frasi di una tesi di laurea. E in Italia che succederà?

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22 feb 2011

Un sogno chiamato Italia

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Se Berlusconi avesse provato a governare il suo declino, probabilmente non ci troveremmo in questa penosa situazione, ma allo stato attuale sembra che l’arroccamento del premier sia un dato immodificabile. Il mondo, dalla Libia alla Cina, corre veloce, mentre noi siamo ancora ai nastri di partenza.

Non possiamo più passare il tempo a sperare che gli eventi si dimostrino, una volta per tutte, favorevoli; non possiamo continuare a guardare speranzosi al Palazzo di Giustizia di Milano; non possiamo auspicare solo un tracollo psicologico e personale del caimano di Arcore. Quando più della metà degli americani era contro il presidente Bush, Obama non cadde nel tranello di fare dell’antibushismo il suo cavallo di battaglia, disse semplicemente di voler archiviare il suo predecessore, non continuare ad occuparsi di lui. Il Paese è malato: di divisioni, di paure, di tensioni, di sfiducia nelle istituzioni, di mancanza di prospettive per il futuro, di carenza di politica.

E nell’anno del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia non potevamo farci un regalo peggiore. Un leader politico al suo inesorabile tramonto e una maggioranza spasmodicamente nevrotica non rappresentano certo quell’Italia meravigliosa che noi invece crediamo esista. E non vogliamo neppure pensarla come assopita o estenuata, non è finita nel retrobottega di una Nazione sbrindellata. Quell’Italia è l’Italia di quegli italiani che hanno lottato per essa, che hanno lottato per affermare idee e valori che restano ieri come oggi trascendentali. \”…Chi v’ha detto che sterile, eterno saria il lutto dell’itale genti? Chi v’ha detto che ai nostri lamenti saria sordo quel Dio che v’udì?…\” con queste parole, intrise di speranza e passione, Alessandro Manzoni incitava i patrioti piemontesi a credere nella Patria, quella Patria che si doveva ancora unificare, ma esisteva in realtà da secoli. Perché l’Italia non è mai stata “un’espressione geografica”, come pensava lo sventato Metternich, ma qualcosa di molto di più. Perché quando l’Italia non esisteva ancora, già Dante Alighieri cantava così: “Habemus simplicissima signa, et morum et habituum et locutionis”, perché noi siamo figli di quell’essere, di quello spirito, di quella religiosità civile, di quella Pìetas, di quell’Italia che al tempo stesso è stata garibaldina e dannunziana. E oggi non possiamo credere che quel sogno possa essere infranto da becere litigate tra coloro che dovrebbero, piuttosto, impegnarsi per valorizzare il Paese, per rappresentare al meglio una Nazione che, per le sue peculiarità, è unica al mondo. Siamo convinti che per riformare la giustizia non siano necessari attacchi quotidiani contro la magistratura, che per attuare l’auspicata “rivoluzione liberale” bisognerebbe lasciarsi alle spalle intenti bellicosi e spiriti marziali. Non possiamo più restare inerti, non possiamo permettere che questa fase di stallo comprometta il futuro delle prossime generazioni.

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19 feb 2011

Le defezioni sono casi personali, li vedremo quasi tutti al governo

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«Quando finirà questa lunga notte, ci sarà un nuovo centrodestra modernizzatore e plurale». Il neo-coordinatore nazionale di Fli Roberto Menia resta convinto che «le defezioni non mettono in dubbio qualità, e natura del progetto». Uomo di frontiera, il deputato triestino passa per essere «un bastian contrario». È stato il primo dissidente del Pdl da quando nell’ultimo congresso di An fu l’unica voce contraria: «Non voglio sciogliermi nel nulla», disse, prima di sciorinare i valori della sua storia: patria, bandiera, famiglia, comunità. Il sangue della tradizione e il palpito vitale di una politica in cui «deve andare avanti chi è più bravo, non chi è più vicino alla luce». Viaggia in anticipo sui tempi, l’ex sottosegretario all’Ambiente, e rilancia da subito l’idea di un nuovo centrodestra che vada «oltre Berlusconi».

Intanto però Fli perde pezzi: il partito è a rischio?

No, il progetto va avanti. Gli abbandoni, certo, non fanno piacere ma sono questioni personali. C’è stato un congresso, abbiamo fondato un partito, approvato lo statuto che dice chi siamo e dove stiamo andando.Chi parla di derive sinistrorse non ha capito. Siamo nel centrodestra, abbiamo fatto la scelta di richiamarci ai programmi e ai valori del popolarismo europeo. La nostra missione è ricomporre il centrodestra frantumato da questo referendum perenne su Berlusconi.

Riuscirà il premier ad allargare la maggioranza?
C’è in corso una rinnovata campagna acquisti. Promesse di posti, incarichi, poltrone. Un giorno sarà tutto facilmente riconoscibile dai nomi e cognomi dei componenti del governo.

Se l’aspettava l’addio del senatore Pontone?
Mi dispiace molto, alla base c’è la vicenda dolorosa di questa estate, da ex tesoriere di An è stato ingiustamente messo al centro delle polemiche sulla casa di Montecarlo. Ha sofferto molto.

E Menardi, che ha parlato di antiberlusconismo con la bava alla bocca?
Menardi era a Milano e sa che il confronto è sui contenuti. Non avevamo la bava alla bocca, abbiamo solo detto della necessità di pensare al post Berlusconi. Oggi qualsiasi giornale del mondo ridicolizza l’Italia a causa del mancato rispetto dell’etica minima nel ricoprire funzioni pubbliche.

Ferrara attacca: la battaglia politica di Fini contraddice il suo ruolo istituzionale?
Ferrara lo pensavo un osservatore obiettivo, ma gli piace essere personaggio. Un giorno fa le liste contro l’aborto, un altro si rimette a difendere Berlusconi. Paradossale. Il rispetto del ruolo istituzionale è una questione giusta che si deve porre per le vicende che riguardano il premier.

Elezioni o traversata del deserto? In ogni caso, da soli o in compagnia?
In caso di elezioni a breve, andiamo con il Terzo Polo per disegnare un’altra idea di centrodestra. Nella prossima legislatura, che si annuncia costituente, con la sinistra dialogheremo per ridisegnare l’architettura istituzionale. Le grandi riforme non si fanno a colpi di maggioranza.

Il congresso di Milano è stata un’altra Fiuggi?
Ci sono tappe che segnano il percorso della tua vita anche politica. Il battesimo di Fli lo trovo coerente con il mio percorso politico. Il fallimento del Pdl ci consente di aprire una fase nuova che non ci condanni a gridare gli uni contro gli altri.

Cosa pensa della Lega che non vuole festeggiare l’unità d’Italia?
Siamo ormai in un vicolo cieco. L’unità nazionale dovrebbe essere un valore non negoziabile, un fatto non disponibile per chi ricopre funzioni di governo. Solo in Italia non è così. Inammissibile.L’uscita di scena di Berlusconi. L’Italia va inserita in uno schema europeo, due poli alternativi che non si guardano in cagnesco.

Epperò il Cavaliere è servito al bipolarismo, e anche a voi.
L’anomalia di Berlusconi, invece di riassorbirsi, si è aggravata. Ormai è un tramonto cupo. Quando finirà il basso impero potremo riprendere il percorso per costruire una nuova Repubblica.

Poteva finire il 14 dicembre. Invece?
Ho sempre sostenuto che il segno di rottura era uscire dal governo senza consentire a Berlusconi di darci la patente di traditori. Ma se qualcuno non veniva folgorato sulla via di Damasco, diciamo così, avevamo già girato pagina.

A sinistra, dicono le malelingue.

Cosa serve per rendere meno muscolare il bipolarismo italiano?

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18 feb 2011

150° DELL’UNITA’ D’ ITALIA, RISSA INQUALIFICABILE

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In qualunque Paese civile al mondo la coesione e l’unità nazionale vengono considerati elementi non negoziabili e connessi allo stesso esercizio della funzione di governo. Solo nell’Italia di Berlusconi e Scilipoti non e’ così, come testimonia l’inqualificabile rissa sul 150esimo tra i ministri La Russa e Calderoli.

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17 feb 2011

NON HA SENSO CHE BERLUSCONI OSTENTI OTTIMISMO E FIDUCIA

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È arrivato il momento per Berlusconi di guardare in faccia la realtà. Lo stato vegetativo in cui versa l’attuale maggioranza è ormai un dato di fatto e la prospettiva di una lunga agonia sa tanto di accanimento terapeutico. Berlusconi è in evidente difficoltà personale e politica, ma il problema è che mette in difficoltà l’Italia intera agli occhi del mondo. È inutile ripetere quale sia l’immagine del Paese in ogni angolo del globo, dove è ormai noto che il presidente del Consiglio, nello spazio di un mese, dovrà essere in tribunale ben quattro volte. Non ha senso questa ostentazione di ottimismo e fiducia che dà il segno, piuttosto, di una sconsiderata leggerezza. In altri tempi, neppure troppo lontani, sarebbero stati gli stessi maggiorenti del partito a chiedere al premier di fare un passo indietro; sarebbe stato così nella DC, nel PSI e in qualsiasi partito politico in cui fosse prevalso il buon senso e il rispetto dell’etica pubblica.

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