12 gen 2012

FLI HA VOTATO PER LA LEGALITA’

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Il voto della Camera sul caso Cosentino indigna gli italiani e rafforza le ragioni della

nostra scelta. Abbiamo rotto con il Pdl per fondare Futuro e Libertà in nome dei valori della legalità e dell’etica pubblica. Oggi lo abbiamo riaffermato con coerenza attraverso un voto compatto.

Saranno Pdl e Lega a spiegare ai loro elettori quale sia il loro concetto di “partito degli onesti”.

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14 lug 2011

IL NOSTRO MOVIMENTO DI POPOLO SI RAFFORZA, FINI AVEVA RAGIONE

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I fatti dimostrano che avevamo ragione nell’analisi che facevamo, mentre le vicende politico-giudiziarie di questi giorni, nonche’ una manovra fatta in condizioni “quasi da guerra” confermano la fondatezza del progetto di Futuro e liberta’. Abbiamo gia’ fatto 46 congressi su cento e passa province, abbiamo oltre 60mila iscritti, insomma, siamo un movimento di popolo ed e’ quello che conta.

Sono i fatti che ci danno ragione: le stesse vicende legate alla legalita’ che colpiscono diversi esponenti della maggioranza e del Pdl in particolare, confermano la nostra analisi ed e’ il motivo per cui Fli non puo’ che rafforzarsi, a prescindere dalle vicende di un parlamentare che se ne va, o rientra, per questioni  spesso del tutto personali.

I moderati e i riformatori in Italia saranno ‘costretti’, lo dico per modo di dire perche’ e’ anche un auspicio, a ritrovarsi in un campo comune. Ma e’ del tutto evidente che questo non avviene solo perche’  la ‘voce del padrone’  te lo impone. Alfano, ad oggi, e’ ancora sostanzialmente teleguidato da Berlusconi ed e’ difficile pensare ad una Costituente dei moderati finche’ lo schema rimane questo. Se invece dovesse cambiare, se il Pdl prendesse atto del fallimento del tentativo di costruire il grande partito dei moderati e dei
riformatori e il centrodestra esce dalla condizione padronale e cesaristica, allora sara’ piu’ facile per tutti costruire un quadro di riaggregazione.

Vedremo se si apriranno scenari nuovi, un governo di responsabilita’ nazionale, ma per quanto riguarda Fli, poniamo fortemente quei temi che hanno fatto si’ che fondassimo il movimento. Quanto al governo Berlusconi, sono convinto che non rappresenti la maggioranza del Paese e ci impicca
all’ instabilita’. Dovrebbe essere lui stesso a prenderne atto, a pensare ad un cambio di passo. E a un’uscita di scena.

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29 apr 2011

I SONDAGGI IN CRESCITA CONFERMANO L’ENTUSIASMO INTORNO AL PROGETTO DI FLI

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La coraggiosa scelta di FLI viene sempre più apprezzata dai cittadini. Non solo i sondaggi fotografano una presenza sempre più forte del nostro partito e di tutto il Terzo Polo sul territorio, ma anche e soprattutto l’entusiasmo e la partecipazione dei tanti italiani che stiamo incontrando in questi giorni di campagna elettorale testimoniano la validità e la necessità del progetto di dar vita al nuovo e vero centrodestra. Siamo convinti che le elezioni amministrative certificheranno la fine del berlusconismo e l’inizio di una nuova stagione, in cui politica e cittadini torneranno ad essere protagonisti insieme.

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02 apr 2011

Intervista a margine dell’inaugurazione della sede di Futuro e Libertà a Vicenza

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Roberto Menia è intervenuta all’inaugurazione della sede vicentina di Futuro e Libertà.
“Ripartiamo dal presente convinti di costruire anche un bel futuro. Vicenza è una città che ci darà soddisfazioni, grazie a Giorgio COnte che è riuscito a mettere in campo molte energie che si ispirano ai principi della destra, quindi democrazia, amor di patria e legalità”.

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23 mar 2011

Nostra base deciderà linea su nucleare

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“Avevamo promesso che Futuro e Libertà sarebbe stato il partito della partecipazione e della democrazia interna. Lo facciamo davvero. Ad esempio a giugno gli italiani dovranno decidere cosa votare al referendum per il ritorno dell’atomo nel nostro Paese e noi vogliamo interpellare la nostra base per sapere cosa ne pensa perché quello che è successo in Giappone cambia tutto. Per questo nei prossimi giorni invieremo un questionario a tutti gli iscritti di Futuro e Libertà perché prima di decidere vogliamo conoscere il loro pensiero. E questo è quello che fa un vero partito che si fonda sulla democrazia interna e punta alla partecipazione attiva della base”.

Con queste parole il vicepresidente di Futuro e Libertà, Italo Bocchino, lancia, il primo forum di discussione attraverso il quale tutti gli iscritti di Futuro e Libertà potranno dire la loro su come il partito dovrà comportarsi in vista del referendum sul nucleare.

REFERENDUM SUL NUCLEARE, DI’ LA TUA!

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22 mar 2011

Intervento alla prima Assemblea nazionale di Futuro e Libertà

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Roberto Menia è intervenuto alla Prima Assemblea Nazionale di Futuro e Libertà, tornando a parlare del centocinquatesimo anniversario dell’Unità d’Italia, ricordando il valore del senso di patriottismo e l’importanza delle celebrazioni del 17 marzo.

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06 mar 2011

Assemblea nazionale dei circoli di FLI. Video dell’intervento di Gianfranco Fini

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Introdotta dalle note dell’Inno di Mameli, è iniziata al cinema Adriano di Roma la Prima Assemblea Nazionale dei Circoli, una grande manifestazione pubblica alla presenza del leader Gianfranco Fini, che chiuderà la convention di Futuro e libertà per l’Italia con un discorso rivolto alle delegazioni dei circoli territoriali, tematici e web.
In prima fila Gianfranco Fini, Italo Bocchino , Adolfo Urso e tutto lo stato maggiore del partito.
Ha aperto i lavori Antonio Buonfiglio, coordinatore Fli del Lazio. Un applauso particolare e’ stato riservato a Mirko Tremaglia.

FINI, GIUSTIZIA: QUANDO PRESENTERANNO I TESTI VALUTEREMO – “Quando il governo presenterà dei testi li valuteremo con serenità”. Cos Gianfranco Fini ha risposto, al termine dell’assemblea dei circoli di Fli, a chi gli chiedeva cosa ne pensasse della riforma della giustizia annunciata dal governo.

ALTERNATIVI A BERLUSCONI E A SINISTRA, ENTRAMBI CONSERVATORI. LA NOSTRA SFIDA E’ FAR CAPIRE CHE SIAMO ALTRA COSA – “La nostra sfida e’ quella di far comprendere che siamo un’altra cosa rispetto all’attuale centrodestra, con un’altra idea dell’Italia anche rispetto al centrosinistra”. E’ uno dei passaggi dell’intervento del presidente della Camera Gianfranco Fini al cinema Adriano per la prima assemblea nazionale dei circoli di Futuro e liberta’.
Fini ha sottolineato che “essere un altro centrodestra non significa non essere alternativi alla sinistra, una sinistra che in questi anni e’ stata incapace di mettere in campo suggestioni in grado di appassionare e far partecipare gli italiani”.
Il limite del centrodestra che si esprime nella maggioranza e dell’attuale sinistra, ha proseguito Fini, e’ rappresentato “dall’assenza di una politica riformatrice”, una lacuna che accomuna i due schieramenti.
“Siamo -ha sottolineato il leader futurista- in presenza di uno scontro di assetti conservatori, non nel nobile senso britannico, ma nel senso deteriore di coloro che non vogliono cambiare nulla, perche’ il cambiamento comporta dei rischi, comporta la messa in discussione di rendite acquisite”.

BASTA DIVISIONI, ‘QUAQUARAQUA” ORMAI FUORI – Gianfranco Fini invita Futuro e Liberta’ a dimenticare le divisioni fra falchi e colombe e a guardare avanti, non rinunciando pero’ ad una stoccata nei confronti di quelli che definisce ”quaquaraqua”’ e che hanno abbandonato il neonato partito.
”Dopo il congresso non si deve dedicare un solo minuto a chi c’era e non c’e’ piu”’, ha detto dal palco della prima assemblea nazionale dei circoli di Fli.
”Anche se – ha aggiunto il presidente della Camera – qualcuno mi ha fatto capire molto bene cosa significhi quel passaggio de’ ‘Il giorno della civetta’ in cui si parla di uomini, ominicchi e quaquaraqua”’. ”Quel che e’ stato e’ stato”, ha concluso Fini.

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04 mar 2011

Intervista di Gianfranco Fini a Porta a Porta

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Gianfranco Fini è stato intervistato da Bruno Vespa a Porta a Porta. Il presidente di Futuro e Libertà ha detto che “Il vero presidente del Consiglio non è Silvio Berlusconi ma Umberto Bossi” e che “Il problema non è Bossi ma Berlusconi che gli ha concesso la possibilità di essere il dominus della maggioranza“.

Fini ha poi aggiunto: “Berlusconi dice che mi sono messo d’accordo con l’Anm (e all’epoca della Bicamerale con D’Alema) alle sue spalle: penso che non abbia dimestichezza con il dissenso, gli scatta la sindrome del complotto” ha detto Fini nell’intervista registrata. Poi aggiunge: “La destra c’era prima e, quando tra cento anni Berlusconi sarà uscito dalla vita politica, ci sarà ancora pure dopo“.

Gianfranco Fini, torna poi a criticare il ddl sul processo breve che arriverà in Aula a Montecitorio il prossimo 28 marzo: ”una vergogna una norma transitoria che cancella i processi in corso, togliendo alle parti lese il sacrosanto diritto di vedersi riconosciuto il diritto alla giustizia“. Invece sul caso Ruby il presidente della Camera ha affermato che non voterà sul conflitto attribuzione. Poi risponde con una domanda alla domanda sulla casa di Montecarlo: “Se si invocano i precedenti di dimissioni di presidenti della Camera, sa quanti uomini politici si sono dimessi nel momento in cui sono stati coinvolti in vicende giudiziarie?

Leggeremo il testo e poi ne discuteremo in Parlamento“ risponde così Gianfranco Fini ad una domanda sulla riforma della giustizia che sarà portata in Consiglio dei ministri la prossima settimana. ”Resto favorevole alla separazione delle carriere“, dice Fini, che sottolinea di non cambiare idea solo perchè la riforma è quella del governo Berlusconi. Ma poi aggiunge che il Consiglio dei ministri la prossima settimana “dovrebbe piuttosto occuparsi della reale condizione meridionale o di un piano di rilancio dell’occupazione giovanile“.

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16 feb 2011

La Destra nel 150° anniversario dell’Unita’ d’Italia

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Nel 150esimo dell’unità d’Italia non è peregrino chiedersi cosa è e cosa può essere la destra oggi. Io mi rispondo che prima di tutto è e dev’essere il “luogo politico” della Nazione. La Patria non è un’idea che puzza di nostalgia. L’Italia si deve rigenerare e gli italiani devono riconoscere e infuturare i valori sui cui si fonda il nostro essere comunità di destino. Debbono, al tempo stesso, recuperare il culto della tradizione, il senso del passato e della storia comune, e quindi riconquistare fiducia nell’avvenire; per essere un esempio bisogna essere esemplari.

Un uomo che si spoglia di tutto ciò che lo ‘lega’, che perde le tradizioni e ripudia il passato, proteso esclusivamente a una corsa verso l’avvenire, privo dei riferimenti che l’hanno formato, è un uomo sradicato, che vive un presente di comodo e diventa demiurgo della sua infelicità. L’uomo conservatore è quello che non sceglie i suoi valori sulla base del ‘vecchio’ e del ‘nuovo’, bensì per il loro contenuto universale: il progresso senza ideologie, la consapevolezza dei propri limiti e il ripudio della ragione e della religione assurti a simboli di culto. Ora che i retaggi dei conflitti del secolo scorso pesano di meno, la nostra destra sembra aver superato quella sorta di complesso di inferiorità che ne ha condizionato per decenni l’agire: scardinata la logica della ferrea contrapposizione rossi-neri, la destra ha compreso che bisogna recuperare le centrali di produzione culturale, lanciare l’offensiva di riconquista della statualità e dei suoi presidi in nome dell’orgoglio nazionale e dell’etica repubblicana.

Vogliamo provare a declinarla, la nostra destra?

E’ quella che intende l’uomo come soggetto autonomo, libero da ogni massificazione e capace di puntare sempre sulla libertà contro tutti gli autoritarismi, di ogni sfumature e colore. Quella destra che auspica un’Italia che guarda con attenzione alle rivoluzioni liberali e sociali europee, perché la difesa autentica e non demagogica dello Stato sociale nasce proprio dalla lotta contro lo Stato burocratico, ipertrofico, contro i parassiti che in esso si annidano e si moltiplicano, che chiedono un’assistenza che inevitabilmente sfocia nell’assistenzialismo. La destra sente il senso profondo della comunità nazionale, del bene comune, della continuità della Patria e del progresso ordinato. Destra è meritocrazia contrapposta all’egualitarismo forzato di sinistra; destra è studio severo e responsabile contrapposto alla scuola facile e al 6 ‘politico’; destra è sobbarcarsi il fardello delle responsabilità contrapposto alla volontà di scaricarlo sulla previdenza sociale; destra è rispettare i valori dell’ordine nazionale contrapposto alla messa in discussione dell’intero sistema-Paese. Destra è in primo luogo una concezione equilibrata del diritto e del dovere, perché chi sbaglia paga, perché la legge, le istituzioni sono gli assiomi dell’equilibrio democratico. La democrazia si fonda il principio di eguaglianza, ma eguaglianza non è egualitarismo: gli esseri umani sono allo stesso tempo eguali e diversi, unici ed irripetibili, è la specificità la loro caratteristica fondamentale. L’uomo, nelle relazioni che lo collegano agli altri, agisce utilizzando anzitutto gli elementi che lo differenziano e deve, quindi, essere valutato di conseguenza. Destra non può che essere l’ambizione ad uscire da un’ottica strettamente materiale per interpretare il mondo e definire invece una più consona accezione sacrale. Spiritualità, senso di appartenenza alla Nazione ed allo Stato, valorizzazione della famiglia sono, in fondo, gli assiomi del diritto naturale, di quel giusnaturalismo che per San Tommaso d’Aquino altro non era che ‘l’insieme di principi etici, generalissimi’, ovvero il diritto dell’uomo a rivendicare sempre la propria libertà.

Per la destra, come insegnava Papa Wojtyla, “il Patriottismo si colloca nell’ambito del quarto comandamento, il quale ci impegna ad onorare il padre e la madre. E’ infatti uno di quei sentimenti che la lingua latina comprende nel termine pietas, sottolineandone la valenza religiosa… Il patrimonio spirituale che ci è trasmesso dalla Patria ci raggiunge attraverso il padre e la madre, e fonda in noi il corrispettivo dovere della pietas. Patriottismo significa amore per tutto ciò che fa parte della patria: la sua storia, le sue tradizioni, la sua lingua, la sua stessa conformazione naturale. E’ un amore che si estende anche alle opere dei connazionali e ai frutti del loro genio. Ogni pericolo che minaccia il bene della patria diventa un’occasione per una verifica di questo amore…” La difesa della propria cultura e della propria identità non va intesa quindi come negazione dell’altrui identità e dell’altrui diritto ad esistere; la difesa delle proprie radici e delle proprie ragioni non si rovescia nell’odio contro le radici e le ragioni altrui in una sorta di delirante darwinismo. Essere di destra vuol dire amare l’Italia, avere spirito di servizio, senso dello Stato, rispettare il rigoroso codice di comportamento che si propone di combattere gli abusi, di valorizzare l’esempio degli italiani migliori, vuol dire sostenere un’Italia che garantisce la libertà, che propugna un’uguaglianza garantita nel punto di partenza, un’uguaglianza nelle opportunità. Un’Italia in cui il merito e le capacità sono gli unici criteri di selezione della classe dirigente. Un’Italia che combatte l’etica relativista, soggettivistica, la cultura del disimpegno e dell’apatia, il laicismo che non offre riferimenti e non si prende neppure la briga di cercarli; un’Italia che combatte gli eccessi della burocrazia e della lentocrazia. Essere di destra è cercare di riunire nuovamente, 150 anni dopo, tutti gli italiani intorno all’amore per la propria Patria; riscoprire la fierezza di essere italiani, uniti dalla convinzione che in ogni essere umano brilla l’aspirazione di una scintilla interiore, di un sogno ideale e personale da realizzare. Perché oggi come ieri la destra c’è ed è la scommessa del nuovo senza omettere i valori fondanti della nostra cultura nazionale: la Patria, il lavoro, il rispetto per l’autorità e per la responsabilità individuale. È un’idea che si contrappone all’immobilismo degli imbalsamatori, strenui difensori della cultura del nulla, degli innamorati delle poltrone.

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12 feb 2011

L’intervento all’Assemblea Costituente di Milano

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