Di Francesco De Palo
La scommessa del terzo polo si chiama novità. In tutti i sensi. Lo dice chiaramente Roberto Menia, coordinatore di Futuro e Libertà. Chiamando le cose con il proprio nome, senza nascondersi dietro sussurri o silenzi. Gli errori da evitare? L’appartenenza a vecchie logiche del passato, «al teatrino della vecchia politica». E quanto ai mal di pancia accusati da qualcuno nel partito, riflette che fanno parte della vita, «vengono ma basta curarli e non farli diventare la ragione della propria vita».
Ha detto Fini che Fli non è costola del centrosinistra, ma cemento di moderati e riformatori.
Non è una novità, è anche scritto nello statuto del partito che abbiamo fondato. Il nostro raggio di azione si esplica nella grande famiglia del Partito popolare europeo. Immaginiamo che in un’Italia matura e deberlusconizzata si possa vivere in uno scenario delle altre grandi democrazie. Uno scenario bipolare in cui siamo alternativi alla sinistra. Oggi siamo nel cosiddetto terzo polo perché è l’unico posizionamento possibile per essere alternativi alla sinistra e non berlusconiani.
Come strutturare quindi l’azione politica di Fli?
Per conquistare gli elettori dovremo offrire la concretezza degli obiettivi e della proposta: insomma, dando esempi, riferendoci alla cultura liberale propria del centrodestra continentale. L’esatto contrario di ciò che il berlusconismo ha messo in pratica.
Il Pdl si rifà il look con la nomina di Alfano: un po’poco per calibrare un’azione di vera discontinuità?
Mi pare che di discontinuità non si parli affatto. Sostanzialmente è una presa d’atto della crisi del Pdl, esplosa in maniera visibile con le elezioni amministrative. Berlusconi ha voluto un referendum su se stesso e lo ha palesemente perduto. Però è una risposta incompleta. Perché è vero che sono fuori gioco i tre coordinatori, ma al loro posto va uno che ha fatto il ministro della giustizia sotto il premier. Come dire, che di rinnovamento neanche l’ombra.
In questa fase di crisi del bipolarismo muscolare, a quali parametri dovrà attenersi la terza via?
Credo debba essere la non declamazione di valori o obiettivi, ma la costruzione di modelli nuovi. Ovvero immaginare l’Italia non solo di oggi ma soprattutto di domani, dare risposte ai grandi scenari. Lo ha cercato di fare benissimo Fini, su questioni come la cittadinanza e i diritti. Penso anche ai risvolti economici e sociali che Berlusconi ha disatteso. Aveva promesso il miracolo italiano, la rivoluzione liberale: invece il paese procede con una crescita dello 0,8%, contro il 2% di media europeo, e contro il 4% tedesco. Altissimo il livello di disoccupazione soprattutto giovanile. Ecco le domande a cui fornire risposte. Non ci dovrà mancare questo tipo di pragmatismo: costruire scenari credibili per uscire dalla crisi e per modernizzare la nazione sotto ogni profilo. E svecchiando anche la classe dirigente, dal momento che tutti i paesi che corrono sono guidati da 40enni e 50enni. Da noi non fai il premier se non hai almeno settant’anni.
Il pensiero va subito alla legge elettorale attuale, allora.
È una delle tante cose da fare, non l’unica. Il “porcellum” era stato costruito su un certo schema, su quel bipolarismo che poi sarebbe dovuto diventare bipartitismo. Non vedo le condizioni per andare avanti altri due anni, ma è chiaro che non hanno intenzioni di andare alle urne con una legge elettorale modificata, da un lato per non far posto ad un terzo incomodo. E dall’altro per garantirsi una posizione precostituita. Senza dimenticare il principio della “nomina resa”.
Ronchi sulla libertà lasciata da Fli al voto referendario, ha detto che ne terrà conto: è una minaccia o una promessa?
La libertà di scelta investe ognuno di noi nella cabina elettorale. Credo che la scelta di Fli sia stata in questo senso la più rispettosa delle diverse sensibilità. Sull’acqua personalmente sono favorevole alla privatizzazione, perché vedo molta propaganda e poca chiarezza sul tema. Ovviamente non voterò come lui agli altri quesiti, in primis il legittimo impedimento. I mal di pancia interni a Fli? Fanno parte della vita, sono fisiologici in ognuno di noi, vengono: basta curarli e non farli diventare la ragione della propria vita. Soprattutto in una nuova avventura politica bisognerebbe tendere al sereno.
L’errore macroscopico che Fli dovrà evitare.
Non riuscire a rappresentarsi come una novità. Se dovessimo somigliare eccessivamente ad un partito prigioniero di logiche vecchie e da teatrino della politica, deluderemmo le molte aspettative. Credo che quella larga fascia di astenuti, o di quelli che alle amministrative hanno scelto di esprimersi diversamente con un voto di protesta, sono potenziali serbatoi da riempire. In poche parole, costituire anche noi futuro e libertà nei fatti. E non solo nella sigla.
Gentile Onorevole, una cosa posso solo dire sulla GRANDE PERSONA che fu MIRKO TREMAGLIA e,cioè,che TUTTI quanti oggi hanno in mano ... »