24 ago 2011

I DUE “STATISTI”

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Inquietante e’ il giusto aggettivo con il quale definire la discussione  tra i due grandi “statisti” Berlusconi e Bossi intorno all’esistenza dell’Italia. Un Ministro della Repubblica, che per diventare tale avrebbe giurato sulla Costituzione, dice che l’Italia non esiste più. Il Presidente del Consiglio risponde: “no caro ti sbagli l’Italia esiste ed esisterà”. Senza soffermarci sulla profondita’ culturale, storica, geografica e politica che emerge dal loro dibattito, non possiamo non indignarci ancora. Qualcuno vuole spiegare una volta per tutte ai due “statisti” che nei loro ruoli rappresentano le Istituzioni, rappresentano l’Italia. Se Berlusconi su questo tema fosse stato serio avrebbe chiesto a Bossi di dimettersi da molto tempo. Ma cosi non e’ stato e non sara’. Per cui ci troviamo un Paese non solo dilaniato dalla crisi economica, ma bistrattato nella sua identita’ proprio da chi dovrebbe onorarlo, rappresentarlo e tutelarlo.

La colpa fondamentale di tutta la politica italiana negli ultimi venti anni e’ stata quella di non capire assolutamente la questione settentrionale ne’ quella meridionale. Il divario e’ stato accentuato, il federalismo non si e’ realizzato, la devolution e la riforma del Titolo V hanno fatto solo danni e ora ci troviamo di nuovo al punto di partenza. I problemi strutturali sono insoluti. Un accurato studio commissionato da FLI ci rafforza nella convinzione che la maggior parte degli italiani chiedono alla politica maggiore patriottismo. Gli italiani vogliono che i politici abbiano l’Italia come punto di ispirazione del loro agire. Come recentemente ha ricordato anche Sergio Marchionne, la credibilita’ internazionale non e’ una variabile indipendente e la credibilita’ e’ maggiore se il Paese e’ forte e unito. Nelle prossime settimane ci divideremo sulle ricette per uscire dalla crisi, ma su una cosa dobbiamo restare uniti: l’identita’ nazionale. Non c’e’ crescita senza identita’, non c’e’ sviluppo senza appartenenza, non c’e’ equita’ senza coesione. Per questo ancora una volta dobbiamo chiedere a Berlusconi e Bossi di farsi da parte per il bene dell’Italia.

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24 lug 2011

LA CAPORETTO DELLA MAGGIORANZA

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La temperatura nel governo sta salendo terribilmente. La notizia che un ministro come Bossi non partecipera’ domani al Consiglio dei ministri e’ il segnale che questo esecutivo e’ frantumato. Aspettano che passi il ‘generale agosto’, ma la Caporetto e’ nei fatti. Abbiamo un ministro come Bossi che, curiosa coincidenza, non partecipa al Cdm e resterebbe al nord per partecipare, oltretutto, all’inaugurazione delle nuove ‘sedi’ dei ministri. In piu’, c’e’ un altro leghista, il vice ministro Roberto Castelli che dichiara come se fosse la cosa piu’ naturale del mondo che votera’ contro le missioni internazionali. Roba da dimissioni.

E’ chiaro che Bossi e’ indispettito dalle parole di Berlusconi secondo il quale avrebbe avuto dal leader leghista precise garanzie su Papa. La situazione nel governo e’ esplosa, e il mancato arrivo di Bossi a palazzo Chigi vuol dire una sola cosa: lascera’ passare l’estate ma poi stacchera’ la spina.

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18 mag 2011

LE PAROLE DI BOSSI SEGNANO L’INIZIO DELLA FINE

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Le considerazioni di Bossi e della Lega danno il segno di un quadro in evoluzione, forse più velocemente di quanto immaginavamo. Noi da tempo dicevamo che il modello berlusconiano e’ in crisi. Adesso le elezioni hanno conclamato il fatto che l’asse spostato sulla Lega e l’estremismo alla Santanche’ hanno stancato gli elettori. Quello che oggi Bossi dice fa prevedere già quello che accadra’ tra poco, che sia qualche settimana o qualche mese. Questa legislatura non andrà lontano, si vede da come vanno sotto in Parlamento e dal deteriorarsi dei rapporti tra Berlusconi e Bossi.

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09 feb 2011

150° Unità d’Italia: Per il Ministro Bossi il lavoro è un pretesto per sbeffeggiare l’Italia

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“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, ma non è certamente la volontà di dare attuazione al principio espresso all’articolo 1 della nostra Costituzione che fa dire a Bossi che “il 17 marzo si lavora”. E’ evidente la natura antinazionale, neppure troppo nascosta, che traspare dalle sparate di Bossi e dei suoi e che vuol mettere in discussione i principi su cui si fonde l’unità del nostro popolo. Un giorno Bossi disconosce il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, l’altro Bondi svende simboli e sacrifici in Alto Adige; questa è l’Italia che non ci piace. Oggi saremo a Bolzano a testimoniare l’italianità dell’Alto Adige e domani a Trieste per ricordare il martirio e l’esodo degli italiani delle terre dell’Italia orientale di Istria, Fiume e Dalmazia.

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