12 mar 2011

IL MINISTRO MARONI PARTECIPI CON SPIRITO PATRIOTTICO AI FESTEGGIAMENTI

3 Commenti »

Maroni ha detto che il 17 marzo si occuperà di “un po’ di problemi che ci sono”. Assodato che ce ne sono in abbondanza e che è necessario intervenire al più presto per affrontarli, resta da chiedersi perché il nostro ministro dell’Interno si debba prodigare per risolvere le difficoltà dell’Italia proprio nel giorno della festa dell’Unità Nazionale… Chi si riconosce nei valori della destra non può ritenere discutibile l’Unità Nazionale, né tantomeno scendere a squallidi compromessi coi leghisti per assicurare la sopravvivenza di un governo ormai agonizzante. È probabile, quindi, che la Lombardia celebrerà la sua festa regionale padana, mentre Maroni il 17 marzo, dopo aver diligentemente lavorato, andrà ad ascoltare il Presidente Napolitano, compiendo un gesto di rito più che di amor patrio. Tanto per iniziare  a risolvere “un po’ di problemi”, non sarebbe più opportuno che il ministro Maroni, nonchè capo della Polizia di Stato, per attenuare le lacerazioni presenti nel tessuto sociale ed economico del nostro Paese partecipasse con vero spirito patriottico ai festeggiamenti del 17 marzo? La nascita di FLI è stata, prima di tutto, la risposta a quei cittadini che si sentivano traditi e offesi da un centrodestra che rinnega e svende ogni giorno i valori che, invece, dovrebbero caratterizzarlo.

Condividi questo articolo

10 feb 2011

Il Giorno del Ricordo: Il 10 Febbraio nel 150° dell’Unità d’Italia

1 Commento »

Questo e’ un 10 febbraio particolare, perché si celebra nell’anno del Centocinquantesimo dell’Unità d’Italia. E allora lasciatemi portare memoria, riflessione e pensiero oltre e più in là dei fatti tragici del secolo scorso che quel giorno evoca, dalle foibe al grande esodo. Perché, nell’inghiottitoio della damnatio memoriae sono finiti uomini e fatti, luoghi e pensieri che furono e sono parte della comune identità nazionale. Se padre Dante cantava nell’Inferno “sí come a Pola presso del Carnaro che Italia chiude e i suoi termini bagna”, e’ proprio la grande Arena, che precorre il Colosseo, a testimoniare con le pietre mute l’antica radice romana. I profughi di Pola (la latina Pietas Julia) lasciavano nel ’47 la città cantando sulla motonave Toscana il “Va’ pensiero”: loro sí, la Patria l’avevano perduta. Non come chi vagheggia un’inesistente Padania. Istriani, fiumani, dalmati illustrarono la storia d’Italia ed il nostro Risorgimento: da Niccoló Tommaseo da Sebenico (che scrive il primo dizionario dei sinonimi della lingua italiana) che con Daniele Manin proclama la Repubblica di San Marco sorta dai moti antiaustriaci del 1848, a Francesco Rismondo da Spalato, città di Diocleziano, che Gabriele d’Annunzio battezzò “l’Assunto di Dalmazia”; da Fabio Filzi, di Pisino d’Istria, impiccato con Cesare Battisti al Castello del Buon Consiglio, a Nazario Sauro, martire capodistriano, che lascia al figlio parole d’amore e di fede: “su questa Patria giura, e fallo giurare ai tuoi fratelli, che sarete sempre, dovunque e prima di tutto italiani”. La figura, il pensiero e l’azione di questi grandi, con il ricordo delle città da cui venivano, con i loro archi, le loro chiese, i loro monumenti, i loro leoni alati, va oggi associato alla memoria di Norma Cossetto e delle migliaia di caduti senza croce, scomparsi nelle voragini del Carso, quelle foibe che monsignor Santin, allora vescovo di Trieste e Capodistria definí “Calvari con il vertice sprofondato nelle viscere della terra”. Così come, il nostro pensiero deve andare a quei 350.000 che scelsero la via dell’esilio pur di rimanere liberi ed italiani. Scrisse Kipling: “nulla può dirsi concluso se non è concluso con giustizia”. Mi chiedo: per loro quel tempo è mai venuto? E noi, soprattutto, saremo capaci di fare acquisire tutto ciò alla comune coscienza nazionale? Oppure molti continueranno a considerare questa una piccola e fastidiosa storia di periferia? Il 10 febbraio serve -io credo – ad ammonire sulle tragedie della storia e a fare rigermogliare il seme dell’italianità. A casa nostra, dove molti l’han smarrita e lì dove e’ stata sepolta nelle profondità della terra, ma rifiorisce nella lingua che non muore e spera nell’Europa.

Condividi questo articolo

09 feb 2011

150° Unità d’Italia: Per il Ministro Bossi il lavoro è un pretesto per sbeffeggiare l’Italia

4 Commenti »


“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, ma non è certamente la volontà di dare attuazione al principio espresso all’articolo 1 della nostra Costituzione che fa dire a Bossi che “il 17 marzo si lavora”. E’ evidente la natura antinazionale, neppure troppo nascosta, che traspare dalle sparate di Bossi e dei suoi e che vuol mettere in discussione i principi su cui si fonde l’unità del nostro popolo. Un giorno Bossi disconosce il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, l’altro Bondi svende simboli e sacrifici in Alto Adige; questa è l’Italia che non ci piace. Oggi saremo a Bolzano a testimoniare l’italianità dell’Alto Adige e domani a Trieste per ricordare il martirio e l’esodo degli italiani delle terre dell’Italia orientale di Istria, Fiume e Dalmazia.

Condividi questo articolo