“Sbagliammo a sciogliere Alleanza Nazionale e fui l’unico a dirlo, ma non potevamo rimanere con Berlusconi e chiudere ancora gli occhi”.
La definizione di Cassandra di Alleanza Nazionale lo fa sorridere amaramente, ma Roberto Menia, cinquant’anni, da oltre trenta in politica, va detto, aveva visto prima di altri cosa sarebbe successo. Fu l’unico, al momento dello scioglimento del partito della destra italiana per confluire nel Popolo della Libertà, ad opporsi. L’unico. Allora, evidentemente, l’unanimismo, l’assenza di dibattito che Gianfranco Fini ha più volte rinfacciato a Silvio Berlusconi, era di casa anche nel partito guidato dall’attuale presidente della Camera. Menia, una carriera nella destra di frontiera, quella triestina per intenderci, ha fatto tutta la trafila. Dal Fronte della Gioventù, al MSI, all’approdo in Alleanza Nazionale e da qui nel PdL sino allo strappo dello scorso anno. Con Gianfranco Fini quasi dall’inizio della sua avventura politica, ha deciso di seguirlo anche in Futuro e Libertà. “Per levarmi un peso dalla coscienza”, dice lui, che nel governo Berlusconi è stato anche sottosegretario all’Ambiente fino, appunto, allo strappo del 2010. Attualmente è coordinatore nazionale del partito di Fini. Menia ha fatto una breve visita a Lucca per sostenere la candidata presidente alla Provinciali Giuliana Baudone, anch’essa finita nel FLI e, contemporaneamente, nel gruppo di Forza Lucca in consiglio comunale.
Onorevole, lei, al momento dello scioglimento di Alleanza Nazionale fu l’unico ad opporsi: a distanza di tempo in molti hanno finito per darle ragione.
“Allora fui l’unico, è vero. Mi dissero che non avevo capito bene, che ero rimasto indietro, ora mi dicono che avevo ragione. Una soddisfazione un po’ amara in verità”.
A Gianfranco Fini, tra i vari errori fatti, non dovrebbe essergli imputato anche questo scioglimento frettoloso di un partito che rappresentava un patrimonio ideale non di poco conto e milioni di italiani?
“Fini ha sbagliato e alla grande, non c’è dubbio. E l’ha anche ammesso. Va detto anche che Alleanza Nazionale per certi versi era un’esperienza comunque conclusa”.
Cosa non ha funzionato nel PdL al punto da portarvi a formare un altro partito?
“Credevamo, o forse era una solo una speranza, che alcuni problemi e la struttura basata sul potere di un solo uomo, una sorta di imperatore, venissero condizionati all’interno di un partito unico. Invece, alla prova dei fatti, le cose sono andate in maniera opposta”.
Non le pare poco difendibile essersi accorti che Berlusconi non faceva per voi dopo sedici anni di frequentazione?
“Può anche essere vero, almeno per quanto mi riguarda certe riserve le ho sempre avute. Va aggiunto che la situazione, come accennavo, è andata progressivamente precipitando sotto tutti i punti di vista proprio negli ultimi anni”.
Come pensate di ricucire il rapporto con l’elettorato di centrodestra che vede in voi una sorta di traditori?
“Credo che con gli elettori, ma anche con il PdL il rapporto sia destinato a ricostruirsi nel momento in cui Berlusconi si farà da parte. In ogni caso se si deve parlare di traditori direi che non siamo noi ad aver tradito, visto che dei valori della destra c’è rimasto davvero poco nel PdL”.
Eppure il voto contro il governo del dicembre scorso non è stato digerito da tanti.
“Quel voto era un rischio di cui almeno io ero perfettamente conscio. Era da evitare perché sarebbe stato incomprensibile per molti elettori”.
Voi siete usciti dal partito in cui eravate, eppure Giorgio Almirante, vostro nome tutelare, ha sempre detto che non si doveva mai abbandonare la casa, ovvero il partito, ma, semmai, combattere dall’interno le battaglie.
“Vero, ma Almirante parlava di onestà, trasparenza, patriottismo: tutti valori che nel partito in cui eravamo sono stati azzerati. Non era possibile restare ulteriormente, non potevamo continuare a fare finta di niente”.
FLI si propone come un contenitore in cui sono confluite esperienze le più disparate, dalla destra nazionale ai radicali: vero che la diversità arricchisce, ma non crede che generi anche confusione?
“Qualche volta e su qualche tema, tipo quelli etici, può darsi, ma guardiamo a chi è il portavoce del PdL: Daniele Capezzone, ex radicale. Non siamo certamente gli unici ad avere una pluralità di posizioni e di percorsi politici”.
Lei è stato il promotore dell’istituzione del Giorno della Ricordo per gli esuli istriani e dalmati: com’è la situazione degli italiani che ancora vivono oltre confine in Slovenia e Croazia?
“Decenni di comunismo hanno finito per sradicare la gran parte delle comunità italiane presenti, i pochi rimasti, alcuni convinti di trovare il paradiso del comunismo, hanno dovuto fare i conti con situazioni durissime. Gli esuli, invece, si sono progressivamente integrati nei territori italiani dove sono stati accolti a partire dalla metà del secolo scorso. L’identità istriana e dalmata e quella italiana sono come una fiamma che si sta lentamente spegnendo ma che dobbiamo provare a tenere viva soprattutto nei giovani. Io sono ottimista perché la nostra storia e la nostra cultura sono lì da duemila anni e riusciranno a superare anche questo momento.
Gentile Onorevole, una cosa posso solo dire sulla GRANDE PERSONA che fu MIRKO TREMAGLIA e,cioè,che TUTTI quanti oggi hanno in mano ... »